Profilo

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Troppo serio ed impostato per essere considerato un comico (un comico di oggi beninteso!) e troppo disincantato per fare l’attore di prosa.

Quando un eccesso di senso dell’umorismo e di autoironia ti impedisce di recitare “Assassinio nella cattedrale” e al tempo stesso di spernacchiare in una rivistaccia coi doppi sensi e le barzellette, che cosa rimane? Fare le proprie cose, in qualche modo. Io ho già in mente un titolo sulla mia vita di attore: “Né carne, né pesce!”

A Bari, nel 1961 (avevo 14 anni), un giorno comprai un biglietto di loggione ed entrai per la prima volta al teatro Piccinni. Davano “Il Cardinale”, non ricordo l’ autore. Era un dramma con Renzo Ricci ed Eva Magni. Lo spettacolo mi piacque molto, ma, più che altro mi entusiasmò il teatro dove veniva rappresentato. In quel posto c’era un odore particolare (lo sento ancora tutte le volte che ci torno a lavorare) e un atmosfera unica al mondo.

Io, quel giorno, ho scelto di fare il teatro nella vita. Si può scegliere una professione in base ad un odore? Assolutamente sì! E’ come una vocazione laica, decidere di lavorare in un posto perché a quel posto senti di appartenere da sempre.

Nella mia carriera credo di aver fatto di tutto: tanta radio, tanta televisione (18 “riviste” e alcuni “sceneggiati”), un pò di cinema (una ventina di films). Alcuni personaggi che ho inventato per il piccolo ed il grande schermo hanno avuto molto successo, ma le emozioni e le gioie che mi ha dato il teatro nessun altro “genere” me le ha mai regalate.

La televisione e il cinema ti danno popolarità e prestigio… è bello averli fatti perché “rimangono” e il pubblico ti rivede negli anni. Il teatro, invece, muore… di lui non resta nulla, se non qualche vecchia foto, qualche locandina ingiallita e il ricordo di pochi spettatori attenti e di buona memoria. Ma è bello farlo, è bello mentre lo fai, senza pensare al dopo, spiando le reazioni del pubblico che è lì con te a celebrare un rito antico che finisce alla chiusura del sipario e che ogni sera è sempre nuovo perché sempre nuovo è il pubblico in sala.

 

Maurizio Micheli